If you understand Italian, please read the following, chilling prophetic words of Pietro Calamandrei from 1950.
Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma
allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa.
Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un
bene.
Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di
classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di
correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare,
e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura.
Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro
articolo della Costituzione, nell'articolo 30, di istruire e di
educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere
data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro
gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio
corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze
politiche, religiose, culturali di quella famiglia.
Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è
espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la
scuola privata è espressione di varietà, che può
voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato
deve impedire che divengano correnti disgregatrici.
La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.
La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la
scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una
setta.
Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un
bene e non un pericolo, occorre:
Solamente in questo modo e in altri piú precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c'erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l'espressione, “piú ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi piú. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è piú permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l'ipotesi, cosí astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono piú facili, si studia meno e si riesce meglio. Cosí la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto:
In “Scuola Democratica”, 20 marzo 1950 |
My main research interest is in Analytic Number Theory, but I officially work in the field of Mathematical Analysis, since my subject is unknown to the Italian law which, believe it or not, does not recognize its existence (sic!).
| Introduzione alla crittografia di Alessandro Languasco e Alessandro Zaccagnini, Ulrico Hoepli Editore, ottobre 2004. | |
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